0
dss 0
0 0,00€
Il carrello è vuoto!

Il Bright Side dello spazio

Il Bright Side di questa settimana è davvero scontato, ma non sempre la Bellezza va scovata con grande fatica, per fortuna. Quindi la cosa davvero bella e interessante di questa settimana è l’annuncio fatto dalla NASA sui nuovi esopianeti scovati dal telescopio spaziale Spitzer, che – a dispetto del nome da aperitivo o da pietanza altoatesina – fa parte dell’importante programma dei Grandi Osservatori dell’agenzia spaziale americana, assieme al Compton Gamma-Ray Observatory, al Chandra X-Ray Observatory e al più celebre Hubble.
Gli strumenti altamente sensibili di cui è dotato Spitzer (concentrati in particolare sulle radiazioni infrarosse) permettono l’analisi di zone del nostro universo che non sono visibili dai telescopi ottici, e zone dello spazio particolarmente fredde, come pianeti extrasolari (cioè gli esopianeti oggetto della scoperta di cui parliamo oggi, pianeti che orbitano attorno a una stella che non è il nostro Sole), nubi molecolari giganti, molecole organiche che possano svelare la presenza di vita su altri pianeti, e altre meraviglie spaziali a bassa temperatura. 

Un'immagine che spiega il ruolo di Spitzer nell'esplorazione spaziale e che dà un tono di serietà a questo post

Un'immagine che spiega il ruolo di Spitzer nell'esplorazione spaziale e dà un tono di serietà a questo post.

Nel corso del suo instancabile lavoro (è in attività dal 2009), Spitzer – che vi sfido a questo punto a non chiamare “l’amico Spitz” – ha rilevato la presenza di un sistema di ben sette esopianeti orbitanti attorno un’unica stella. Tre di questi sarebbero situati a una distanza dalla stella tale da avere la possibilità di ospitare acqua allo stato liquido: sono dunque in una zona “abitabile” di questo sistema.

url

Questa è una ottima notizia per moltissimi motivi. È un'ottima notizia perché è importante sapere cosa c’è lì fuori, e non lanciarsi in congetture prive di fondamento come fossimo ancora nel medioevo. È un'ottima notizia perché dimostra, qualora ve ne fosse bisogno (spoiler: per qualcuno, ahimè, sì), che il denaro speso per l’esplorazione spaziale è sempre denaro ben speso.
Trappist-1, questo il nome del sistema individuato da Spitzer, si trova a quarant’anni luce da qui. Questo vuol dire che – viaggiando alla velocità della luce, cioè circa trecentomila chilometri al secondo – ci metteremmo quarant’anni per arrivarci. Senza contare il tempo per il parcheggio. 

E il fatto che il primo pianeta potenzialmente abitabile sia a una tale distanza dal nostro dovrebbe ricordarci quanto sia importante prenderci cura dell’unico pianeta ancora abitabile che abbiamo a portata di mano. E questa può diventare un'ottima notizia.

Adele M.


C'è 1 commento relativo al post "Il Bright Side dello spazio"
Penelope
17/03/2017 01:52:46
I am surre tuis pot haas touuched all the internhet users, iits really really fastidius paragrazph onn builcing upp nnew weblog. Ahaa, itts pleasant discussion about this piecce off writing here att ths website, I hav read alll that, so att thios tme mme allso cpmmenting att ths place. Wow, thius article iss pleasant, mmy younger sistrr iis amalyzing these things, sso I amm gking too lett know her. http://cspan.co.uk/
Rispondi
Rispondi
La tua email non verrà resa pubblica
Invia Commento
Farmacia Serra Genova © 2017 p. iva: 03560480109