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Il Bright Side dello spazio

Il Bright Side di questa settimana è davvero scontato, ma non sempre la Bellezza va scovata con grande fatica, per fortuna. Quindi la cosa davvero bella e interessante di questa settimana è l’annuncio fatto dalla NASA sui nuovi esopianeti scovati dal telescopio spaziale Spitzer, che – a dispetto del nome da aperitivo o da pietanza altoatesina – fa parte dell’importante programma dei Grandi Osservatori dell’agenzia spaziale americana, assieme al Compton Gamma-Ray Observatory, al Chandra X-Ray Observatory e al più celebre Hubble.
Gli strumenti altamente sensibili di cui è dotato Spitzer (concentrati in particolare sulle radiazioni infrarosse) permettono l’analisi di zone del nostro universo che non sono visibili dai telescopi ottici, e zone dello spazio particolarmente fredde, come pianeti extrasolari (cioè gli esopianeti oggetto della scoperta di cui parliamo oggi, pianeti che orbitano attorno a una stella che non è il nostro Sole), nubi molecolari giganti, molecole organiche che possano svelare la presenza di vita su altri pianeti, e altre meraviglie spaziali a bassa temperatura. 

Un'immagine che spiega il ruolo di Spitzer nell'esplorazione spaziale e che dà un tono di serietà a questo post

Un'immagine che spiega il ruolo di Spitzer nell'esplorazione spaziale e dà un tono di serietà a questo post.

Nel corso del suo instancabile lavoro (è in attività dal 2009), Spitzer – che vi sfido a questo punto a non chiamare “l’amico Spitz” – ha rilevato la presenza di un sistema di ben sette esopianeti orbitanti attorno un’unica stella. Tre di questi sarebbero situati a una distanza dalla stella tale da avere la possibilità di ospitare acqua allo stato liquido: sono dunque in una zona “abitabile” di questo sistema.

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Questa è una ottima notizia per moltissimi motivi. È un'ottima notizia perché è importante sapere cosa c’è lì fuori, e non lanciarsi in congetture prive di fondamento come fossimo ancora nel medioevo. È un'ottima notizia perché dimostra, qualora ve ne fosse bisogno (spoiler: per qualcuno, ahimè, sì), che il denaro speso per l’esplorazione spaziale è sempre denaro ben speso.
Trappist-1, questo il nome del sistema individuato da Spitzer, si trova a quarant’anni luce da qui. Questo vuol dire che – viaggiando alla velocità della luce, cioè circa trecentomila chilometri al secondo – ci metteremmo quarant’anni per arrivarci. Senza contare il tempo per il parcheggio. 

E il fatto che il primo pianeta potenzialmente abitabile sia a una tale distanza dal nostro dovrebbe ricordarci quanto sia importante prenderci cura dell’unico pianeta ancora abitabile che abbiamo a portata di mano. E questa può diventare un'ottima notizia.

Adele M.


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