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The Bright Side va al cinema

Questa settimana prenderemo una dose doppia di Bright Side, l’unica cura senza dosi precise e senza effetti collaterali. Probabilmente qualcuno potrà pensare che questo post sarebbe stato più pertinente una decina di giorni fa, l’otto marzo; ma io credo invece che certi argomenti siano pertinenti sempre. L’argomento in questione è ovviamente il mondo delle donne; perché, cari lettori, una piacevole coincidenza ha fatto sì che mi capitasse di vedere nel giro di pochi giorni ben due bei film che hanno donne come protagoniste, e siccome siam qui proprio per condividere “la bellezza capitata”, prendete i popcorn e mettetevi comodi.

Il primo film è Hidden Figures (con un delizioso gioco di parole che fa sì che il titolo significhi sia “Figure nascoste” che “Cifre nascoste”). Il titolo italiano è Il diritto di contare: un’ottima traduzione, che mantiene il gioco di parole e il messaggio del film.
Hidden Figures è la storia di Katherine Johnson, fisica e matematica americana che ha dato un importantissimo contributo alla NASA nella fase più importante – quella iniziale, quasi pioneristica – dei suoi programmi spaziali, inclusa la missione Apollo 11 che portò per la prima volta l’uomo sulla Luna. Il film si concentra in particolare sul programma che portò John Glenn a compiere per la prima volta (dopo Jurij Gagarin) un’orbita completa intorno alla Terra. Mi piacerebbe moltissimo raccontare di più, ma lo fa molto meglio il regista Theodore Melfi. Il diritto di contare è in sala ancora per qualche giorno.
(Sì, lui è Sheldon Cooper.)

L’altro film è 20th Century Women, diretto da Mike Mills (non il chitarrista dei REM, ma il regista e graphic designer marito di Miranda July e autore delle più belle copertine dei dischi degli Air, giusto per citare un nome tra i tanti per cui ha lavorato).
Qui troviamo un microcosmo di donne, di diverse età, provenienti da mondi differenti, e tutte con l’aura di bellissime porcellane incrinate ciascuna in modo peculiare e più o meno visibile. In questo microcosmo femminile vive Jamie, il figlio di Dorothea, interpretata da Annette Bening (sarò ovvia, ma lo dirò: bravissima); Jamie sta vivendo una fase delicata della sua vita, e sua madre cerca di aiutarlo in questo momento di passaggio proprio coinvolgendo le altre donne protagoniste del film, affinché abbiano sul ragazzo quell’influenza femminile positiva che non sempre una madre riesce ad avere. Ne deriva un prodotto corale che affronta l’essere femminista da un’insolita e interessantissima prospettiva maschile, oltre che femminile, con una regia fluida e pulita che rende l’intreccio ancora più leggero (nonostante gli argomenti trattati non sempre lo siano). La colonna sonora è all'altezza di un film diretto da uno che ha lavorato con decine di musicisti. Ci sarebbe tanto altro da dire, sui diversi “femminismi” e su quanto questo sia un film per donne tanto quanto lo è per uomini (come pure Il diritto di contare), ma raccontare tutto è impossibile (figuriamoci raccontare senza spoiler).
Non c’è ancora una data di uscita nelle sale italiane per 20th Century Women (quindi tenete d'occhio le prossime nuove uscite!), ma intanto c’è il trailer.


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